Ospitalità, servizio e ascolto

Potrà apparire come una ingrata scortesia quella di Gesù nei riguardi di Marta, che lo accoglie in casa sua e si prodiga al suo servizio. Il confronto con la passività di Maria sua sorella, incantata ai piedi del Signore, sembra svalutare l’impegno generoso di Marta. Ma proprio qui sta la provocazione di Gesù, raccolta dall’evangelista Luca e rilanciata a noi lettori: per il Signore, conta più il servizio materiale o l’ascolto contemplativo?

Le comunità cristiane di oggi continuano a chiedersi quale sia la parte migliore tra l’azione e la contemplazione, ma in tal modo sembrano non dare del tutto ascolto all’elogio di Gesù nei confronti di Maria: «si è scelta parte buona, che non le sarà sottratta». L’unica cosa di cui c’è bisogno è accorgersi del Signore in mezzo a noi. Potremmo fare molte cose per lui, con le migliori intenzioni, ma varrebbe ben poco senza il cuore rivolto a lui, attenti alla sua parola, al suo silenzio, alla sua presenza.

In realtà, è la stessa Marta ad offrire a Gesù l’occasione per un deciso, seppure delicato, rimprovero: «Signore, non t’importa che mia sorella abbia lasciato me sola a servire?». Come per dire: chi conta di più, tra me e lei, ai tuoi occhi? Il problema dunque è nostro, quando pretendiamo di stabilire confronti e gerarchie. Per tale ragione, la sapienza credente ha sempre cercato di coniugare lavoro e preghiera, azione e ascolto, attività e riposo, carità e silenzio.

Il brano evangelico di oggi, al di là della falsa alternativa, pone l’accento sull’ospitalità, sul fare spazio al Signore e agli altri nella nostra casa, nelle nostre zone di conforto, nel nostro cuore, laddove accogliere significa agire e ascoltare, sapendo riconoscere l’ordine delle cose. Varrebbe a poco dare un’offerta al mendicante, senza prima chiedergli il nome, ascoltare le sue parole, sentire col cuore il suo bisogno.

In un momento drammatico come quello che stanno vivendo troppe popolazioni inermi, offese e ferite dall’arroganza di chi tiene in mano solo armi, col cuore pieno di odio e di crudeltà, l’appello all’ospitalità, al nutrimento, all’ascolto ci interroga profondamente. Non basta cercare spiegazioni al perché: occorre alzare la voce in difesa dei più deboli, mettersi al loro servizio, pregare per la clemenza, il perdono, la pace. Soprattutto nella terra di Gesù, dove in nome di un dio che non è suo Padre, continuano a scorrere fiumi di sangue, con la strage di nuovi innocenti. Ha ragione il cardinale Pietro Parolin a ricordare che «i cristiani sono un elemento di moderazione proprio all’interno del quadro del Medio Oriente e anche nei rapporti tra palestinesi ed ebrei». Preghiamo Dio che il cosiddetto “errore” non sia il primo passo per l’eliminazione anche dei cristiani.    

Don Maurizio

XVI Domenica del tempo Ordinario – Vangelo e omelia (20 luglio)