L’antica sequenza di Pentecoste, che oggi anima la nostra preghiera, esprime la bellezza del dono che il Padre e il Figlio effondono sulla Chiesa nascente, e su quella di ogni tempo. La promessa di Gesù è compiuta: «il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».
Non ci resta che accogliere lo Spirito, come già facemmo nel battesimo e nella cresima, per lasciarci abitare dal dolce ospite dell’anima, Colui che imprime il volto del Figlio in noi, e ci insegna a pregare insieme il Padre nostro, riconoscendoci fratelli e sorelle, nell’unica famiglia umana ed ecclesiale.
Quando siamo abbattuti, Egli ci consola; se non sappiamo cosa decidere, ci consiglia; dove brancoliamo nel buio, ci fa luce; in mezzo alla prova, ci fortifica; nel pianto, asciuga le nostre lacrime.
Ogni nostra invocazione, anche quella soffocata dalla tristezza, che fatica a rivolgersi a Dio, è suscitata in noi dallo Spirito Santo. Come grido di una partoriente, si fa supplica, perché abbia fine il dolore e fiorisca la vita. Con tutta la creazione, che soffre e geme per le doglie del parto, nasciamo come figli amati, segnati dall’impronta del Padre e del Figlio, in un mondo che ha ancora le porte chiuse al dono della pace.
A questa umanità, segnata da troppo dolore, per l’odio e la vendetta senza fine, il Signore non si stanca di rinnovare il suo dono: ci continua a regalare se stesso, tutto se stesso. Grazie allo Spirito, i credenti cercano nuove vie per la riconciliazione, con la sapienza, la scienza e l’intelletto, che non attingono ai calcoli umani della convenienza, ma al consiglio e alla fortezza che vengono dal Signore.
Preghiamo lo Spirito santo, anzi chiediamo a Lui di insegnarci a pregare, perché neppure sappiamo cosa sia conveniente domandare. Che il Signore ci doni la pietà verso i sofferenti, il timore di offendere e di scartare i più deboli. Lo Spirito Santo, padre dei poveri, riempia il nostro cuore della tenerezza di Dio; ci insegni ad accarezzare il volto di chi è ripiegato su se stesso, solo e abbandonato.
In quest’ora drammatica, in cui il mondo si affaccia sul baratro della guerra, lo Spirito Santo pieghi la mente rigida dei potenti, riscaldi i cuori gelidi di coloro che restano indifferenti al dolore degli altri, drizzi le menti sviate di chi è acceso dal rancore.
Abbiamo tutti uno smisurato bisogno d’amore, di perdono e di pace. Che il Signore ascolti la nostra supplica: «Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna».
Don Maurizio
