I discorsi di Gesù, in prossimità della sua passione, ci vengono riproposti dalla liturgia nel tempo pasquale, per aiutarci a volgere lo sguardo indietro e in avanti. Indietro, verso il Padre che lo ha inviato, con fiducia nelle sue promesse. In avanti, in attesa dello Spirito che verrà, con la speranza di vederne il compimento. Gesù è preoccupato del duplice turbamento che colpirà il cuore dei suoi amici: prima, per la sua morte; poi, per la sua nuova scomparsa in cielo, perciò vuole rassicurarli: “il Paraclito che dà conforto – quello Spirito santo che il Padre manderà nel mio nome – penserà lui a insegnarvi ogni cosa”.
C’è sempre qualcuno che invia qualcun altro, per affidargli una missione, nessuno abbandona nessuno. Anche i discepoli – ovvero anche noi – sono così vincolati al progetto d’amore: siamo tutti inviati in mezzo agli altri per annunciare Gesù, il Signore, che ci ama incondizionatamente. La catena degli inviati resta salda se ancorata al Padre, che ha mandato il Figlio, che rimane con noi mediante lo Spirito, nonostante scompaia alla vista e torni al Padre.
Al Signore sta a cuore che passiamo dal turbamento alla pace. Questo è il dono del Risorto: “Pace lascio a voi, la mia pace dono a voi – non come la dà il mondo, io la dono a voi”. Di questa pace abbiamo urgente bisogno, soprattutto nel momento in cui il Signore sembra scomparire dalla nostra vista, in questo mondo abbandonato alla follia della guerra. Come facciamo a resistere all’istinto della rabbia, quando sappiamo che a Gaza sono stati uccisi nove dei dieci figli della dottoressa Alaa al-Najjar? Perché, Signore, avviene questo? Com’è possibile che nel cuore umano non vi sia pietà, e non si riesca a dire basta alla vendetta? L’unica risposta viene dalle parole di papa Francesco, il 4 gennaio 2017: “Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto”.
Noi cristiani siamo ancora di fronte alla passione di Gesù, alla morte degli innocenti, e non possiamo che invocare la pace, il perdono, la fine della violenza, senza farci prendere dalla spirale dell’odio. Con papa Leone, vogliamo ripetere le parole della sua prima udienza generale: “È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e a porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani, dalle persone malate”.
Ascoltare il vangelo della pace, dell’amore che perdona e riconcilia è l’unica cosa che ci dà speranza. Confidiamo nel cuore buono di tutti coloro che, con indignazione, e senza violenza, sono disposti ad accogliere il grido che sale da quella Terra: santa per la grazia della Pasqua del Signore, e insanguinata dal sacrificio di troppi innocenti.
Don Maurizio
