La domenica ottava di Pasqua, dedicata alla misericordia, ci presenta almeno tre motivi su cui meditare: la pace, il perdono e la fede. Il primo è l’insistenza di Gesù sulla pace. Tre volte ripete ai discepoli: “Pace a voi!”, sorpresi dalla sua visita nel luogo dove erano riuniti a porte chiuse – le porte chiuse del loro cuore desolato –, ai quali mostra i segni della passione, per rassicurali che è proprio lui. Come loro, anche noi abbiamo bisogno di pace nel cuore, tra i popoli, nel mondo di oggi sconvolto da troppi pezzi di una terza guerra mondiale. Il crocifisso-risorto ci offre il suo dono pasquale: preghiamo perché i potenti della terra, riuniti per un momento davanti al corpo esamine del Papa, accolgano questa supplica che viene dal cielo e dal grido soffocato dei poveri della terra.
Il secondo motivo è il perdono che Gesù affida alle fragili mani dei ministri della sua Chiesa. Tutti abbiamo bisogno di misericordia, di riconciliazione, di salvezza. Il Signore perdona e chiede di perdonare: senza misericordia non c’è pace. Per noi cristiani questi doni del Signore risorto sono un compito da accogliere e realizzare.
IL terzo motivo viene dall’esperienza di Tommaso, il discepolo assente la sera di quello stesso giorno, ma presente otto giorni dopo, insieme con gli altri. Un’assenza provvidenziale, ché ci offre l’occasione per capire come si sentono coloro che dubitano, ai quali manca il dono della fede, perché hanno bisogno di prove dirette, e non si fidano della testimonianza di altri. Tommaso prova invidia, si sente escluso dal privilegio concesso agli altri. Ma Gesù lo sorprende: “Metti qui il tuo dito, guarda le mie mani!”. Ciò che Tommaso ha di fronte sono le ferite del crocifisso: questo è il suo Signore e il suo Dio, l’amico che per amore ha dato la vita. Questi è colui che va riconosciuto.
L’esperienza della fede non cancella le tracce della prova e del dolore, ma le trasforma in affidamento, in compagnia, nella nuova presenza reale e sfuggente del Signore, come era avvenuto per Maria di Magdala e i discepoli di Emmaus. Il Signore c’è, è vivo, eppure scomparirà dalla vista. Ciò che lascia vuoto è il sepolcro, non il cuore colmo di meraviglia e di gratitudine dei suoi amici. In questa domenica “in albis”, anche noi siamo invitati a rivestire l’abito bianco dei neofiti, con in mano la rosa bianca degli amici più poveri, che hanno salutato per ultimi Papa Francesco, ma che saranno i primi accanto a lui nel regno dei cieli. Che non manchi in noi la riconoscenza per il dono che abbiamo ricevuto per il suo ministero petrino. Papa Francesco, prega per noi. Semper in Christo vivas, Pater Sancte!
Don Maurizio
