Una chiave per comprendere la ragione della presenza di Mosè ed Elia sul Tabor potrebbe essere che questi si trovano con Gesù per portargli la consolazione di cui ha bisogno. Anche Mosè ed Elia avevano vissuto eventi paragonabili a quelli scatenati dalla reazione di Pietro all’annuncio della passione (cf. Mc 8,31- 38; Mt 16,21-23). L’analogia è data dal fatto che al modo in cui Gesù interpreta il rifiuto di Pietro (una nuova tentazione, analoga a quelle all’inizio del suo ministero), così Mosè aveva vissuto l’esperienza deludente del vitello d’oro (Es 32) ed Elia quella della fuga verso l’Oreb dopo aver constatato l’insuccesso della sua opera, davanti al popolo che assecondava i profeti di Baal (1Re 18,10-40).
Questi due fatti ebbero luogo proprio su un monte, dopo un fallimento del popolo di Israele che aveva, nel primo caso, costruito un idolo e, nel secondo, sostenuto i sacerdoti di Baal contro cui Elia doveva lottare. Non solo: il vitello d’oro era stato costruito con la complicità di Aronne, il fratello con il quale Mosè dovrà riconciliarsi e per il quale dovrà pregare. Mosè ed Elia, dunque, soccorrono Gesù e gli danno coraggio e conforto per le prove che ha già sostenuto, e quelle che deve ancora vivere: loro sanno bene cosa comporti il rifiuto che Gesù sta ormai sperimentando, perché l’hanno sperimentato in prima persona.
In Gesù, Mosè ed Elia si incontrano, vedono Gesù nella gloria, e gli portano il loro conforto. Al termine, il Padre conferma ai tre discepoli, Pietro incluso, la strada che Gesù dovrà intraprendere. La presenza di Mosè ed Elia non è solo per i discepoli, ma è la consolazione per il Figlio che sta per andare a Gerusalemme. Gesù deve essere consolato e rafforzato – come farà l’angelo al Getsemani, secondo il racconto di Luca, nel momento della lotta estrema (cf. Lc 22,43-44) – circa il suo esodo, ovvero a riguardo del suo futuro, e anche per le altre prove che ha vissuto.
Il brano del vangelo di oggi ci invita a nutrire fiducia nella presenza di Gesù vicino a noi, nel momento della prova. Il Padre consola il Figlio e noi discepoli, ci accompagna e ci sostiene, con la grazia dello Spirito, perché non ci scoraggiamo. Oltre l’oscurità del dolore si accende sempre la luce della speranza, la gloria della risurrezione.
Don Maurizio
