La vita pubblica di Gesù è segnata da un duplice inizio: con l’acqua del fiume Giordano e con il vino delle nozze di Cana. Due segni che prefigurano la porta e il culmine dei sacramenti cristiani: il battesimo e l’eucaristia.
Questo prezioso racconto, conservato solo dal quarto evangelista, racchiude tutti gli elementi fondamentali dell’esperienza di fede, e lo fa in modo sorprendente. Nel contesto del banchetto nuziale di gente comune, segno dell’umanità che festeggia l’amore, sono presenti Maria, Gesù e i discepoli, simbolo della Chiesa nascente. Ma a Cana manca qualcosa. Alle nostre feste, senza il vino migliore, che rallegra e dà il senso pieno della letizia, si rischia di finire con la delusione, nella tristezza.
Maria si accorge di questa mancanza e, da donna attenta ai particolari, che serba tutto negli occhi e nel cuore, chiama in causa Gesù. Lui preferirebbe non esporsi – «non è giunta la mia ora», risponde un po’ imbarazzato –, ma la madre sa che l’iniziale no del Figlio, può diventare un sì. Quella di Maria è una preghiera, forse il segno della sua permanente intercessione, che sempre rivolgerà al Signore per noi, e non si ferma qui. Si rivolge ai servi: «tutto quello che vi dice, fatelo!». Passa così dalla preghiera al comando. Questa è Maria: da invitata, invita; chiede a Gesù e chiede a noi; si mette in mezzo, e si fa da parte.
Ciò che succede è davvero inatteso. Sei giare d’acqua diventano vino, per un totale che oscilla tra i 480 e i 720 litri. Un’enormità, segno della sovrabbondanza cui tutti potranno attingere e allietarsi. Gesù passa in questo modo dall’invitato marginale al protagonista assoluto della festa. Alla fine appare come lo sposo, che invita alla sua festa molti più invitati di quelli della prima lista. Non ci si doveva accorgere di lui, ma da quel momento «i suoi discepoli credettero in lui».
Dal racconto di Cana impariamo tre cose importanti. Primo: accanto a Gesù c’è sempre Maria, attenta, discreta e determinata, che parla con lui e con noi, e ottiene da entrambi il meglio per tutti. Secondo: anche quando il Signore sembra non rispondere ai nostri bisogni, è capace di raggiungerci in modo inaspettato. Terzo: Dio non è invidioso del nostro desiderio di felicità, prende parte alla nostra gioia, anzi la colma della sua presenza.
In conclusione, i doni di Dio superano sempre le attese umane. Gesù non ci farà mancare l’acqua viva, mediante il battesimo; non verrà mai meno il vino nuovo del banchetto eucaristico, quando saremo immersi nella sua morte e, per la sua risurrezione, rinasceremo alla vita senza fine.
Chiediamo a Maria santissima di renderci pronti ad ascoltare la parola potente del Figlio, sussurrata alle orecchie del cuore, perché anche a noi ella ripete: «tutto quello che vi dice, fatelo!».
Don Maurizio
