Nella domenica della gioia, per l’imminente venuta del Signore, il brano evangelico si accende di luminosa concretezza. Il cuore si rallegra non per un entusiasmo sentimentale, ma per le cose pratiche che cambiano la vita. Tre categorie di persone – la gente, i pubblicani e i soldati – si presentano a Giovanni il battezzatore, sulle rive del Giordano, e chiedono: «che cosa dobbiamo fare?». All’immersione nelle acque del fiume bisogna che corrisponda un’uscita che rinnova la vita. Servirebbe a poco un rito senza le conseguenze nei fatti.
Magari, molti si sono avvicinati al Battista con curiosità, attratti dal suo stile alternativo; il suo invito alla conversione è risuonato nelle orecchie e nel cuore, ma ora si tratta di fare un passo in avanti, verso gli altri. Poi verrà colui che battezza in Spirito santo e fuoco. Adesso occorre preparare la strada: spianare i monti dell’egoismo e colmare le valli del ripiegamento su se stessi.
Alla folla, Giovanni indica la via della condivisione: «chi ha due tuniche le condivida con chi non ne ha, e chi ha qualcosa da mangiare faccia lo stesso». Vi è qualcosa di più dello spartire il superfluo: è accorgersi dell’altro, del suo bisogno, della sua indigenza, che significa avvicinarsi, farsi prossimo, senza aspettare che l’altro chieda.
I pubblicani, che praticano l’odioso mestiere di esattori delle imposte per conto degli oppressori romani, cosa devono fare? L’ordine del Battista è perentorio: «Non esigete nulla più di quanto vi è stato ordinato». Una cosa simile se la sentono dire anche i militari in servizio: «Non minacciate nessuno né estorcete nulla, e accontentatevi delle vostre razioni».
La tentazione di abusare del proprio potere sugli altri è all’ordine del giorno, specialmente per chi traffica denaro e maneggia le armi. Ciò non vale solo per loro, ma anche per noi: coniugi, genitori, insegnanti, ministri del culto, politici, amministratori. Chiunque abbia una relazione di responsabilità è esposto al rischio di approfittare della propria posizione dominante, per trarne vantaggio. La conseguenza è triste, per tutti, perché si vive nel timore: da una parte, di perdere il potere, dall’altra, di perdere la libertà.
Ecco allora il messaggio della domenica “gaudete”: il Signore Gesù viene tra noi per riconsegnare la libertà a tutti. Libertà di donare e condividere, libertà di accogliere e ringraziare. Il sorriso fiorisce sul volto chi fa un passo indietro rispetto alla propria affermazione, e un passo in avanti verso l’altro.
Giovanni Battista ci indica la strada: non è lui la via, ma solo colui che la prepara a Gesù: «Io vi immergo in acqua, ma viene chi è più forte di me». La forza del Signore si manifesterà presto nella sua estrema fragilità: nel bambino avvolto in fasce nella mangiatoia, bisognoso del calore del cuore di chi è pronto ad accoglierlo.
Don Maurizio
