Tu lo dici – sono re!

Parlare di monarchia, al giorno d’oggi, risulta quanto meno sorpassato, fuori luogo e fuori tempo. Anche se le democrazie, nel mondo, non sembrano mantenere le promesse di governi migliori, partecipati, realmente rappresentativi. Persino la stessa storia del popolo ebraico non conservava una felice memoria dell’epoca monarchica. Al tempo di Gesù, poi, non erano certo esemplari l’imperatore romano o gli erodi.

Perché allora Gesù parla del suo regno, quando sa che può essere malinteso, come se minacciasse di sostituirsi ai sovrani del suo tempo, alimentando aspettative politiche? In effetti, poco dopo la nascita di Gesu, Erode, impaurito per la perdita del proprio potere, aveva ucciso molti bambini. Ora, in prossimità della passione, anche il prefetto romano Pilato lo interroga su questo: «Sei tu il re dei Giudei?» e, nonostante la risposta di Gesù, che va in un’altra direzione, egli scriverà così sulla croce.

È difficile spiegarsi per Gesù – «il mio regno non è di questo mondo» –; non si tratta del dominare gli uomini, di lottare per il potere. Egli non è venuto per questo, ma «per dare testimonianza alla verità». Pilato cerca di capire: l’esempio che Gesù cita, riguardo ai servi che non combattono per lui, non basta. Nonostante tutte queste complicazioni, noi cristiani celebriamo Cristo re dell’universo. Dunque, cosa significa? Che cos’è la signorìa di Gesù? Può davvero far tremare i potenti, al punto da doverlo eliminare? Paradossalmente, ciò che fa paura alle autorità religiose e politiche del suo tempo è la vulnerabilità del Signore: sorprende il suo essere inerme, pacifico, buono.

La questione può sembrare lontana da noi; in realtà ci riguarda. La domanda da farci è: a chi prestiamo fede? A chi merita dare ascolto e obbedire? Non per essere sottomessi, ma per diventare liberi. Perché accogliere la verità – che è Gesù in persona – significa proprio questo: affidarci a Colui che è venuto per servire e non per essere servito, e metterci a servizio degli altri, con amore e umiltà. Mentre ci sono uomini che non smettono di misurarsi sulla forza e il potere, il Signore continua ad offrirsi liberamente alla sua passione, in tutti coloro che non rispondono al male col male, che credono alla pace e non alla guerra.

Al termine di questo anno liturgico, il nostro sguardo è rivolto alla croce, dove Gesù è salito, per scendere nell’abisso della morte, e per salire ancora più in alto, al vertice dell’amore, nella gloria del Padre. Lui è il Signore degli umili, di tutti coloro che vuol strappare dalle innumerevoli croci sulle quali la storia tenta di inchiodarli. Eppure, lui è la Verità che rende liberi da ogni abuso di potere umano. Questa è la certezza della fede: Cristo nostra speranza. Il tempo di Avvento, ormai prossimo, ci introdurrà al Giubileo della speranza. Disponiamoci ad attraversare la porta della sua misericordia.

Don Maurizio

Cristo Re dell’Universo – Vangelo e omelia (24 novembre)