Il racconto evangelico di oggi lo conosciamo. Un giovane ricco corre entusiasta da Gesù, desidera sapere come fare per avere la vita eterna. Vuol dire che crede, si fida, sa che il Maestro è buono, e saprà indirizzarlo bene. Insomma, si attende un consiglio prezioso da uno che conosce la via – ma non ha ancora scoperto che lui è la Via.
Gesù rimanda il ragazzo ai comandamenti, a quel Dio buono, della legge, che chiede obbedienza ai precetti e ai divieti. Lo segue nella sua aspirazione: osservare regole, essere a posto, e andare in paradiso. Tutto questo il giovane l’ha già fatto, ma sembra che non basti, perciò chiede a Gesù un suggerimento ulteriore. E qui avviene il cambio di passo: «Allora Gesù, fissato lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse».
Se davvero il giovane vuole fare qualcosa in più, ha davanti a sé la persona giusta: colui che lo fissa negli occhi, chiede accesso al suo cuore, lo chiama ad uscire da sé, per accorgersi degli altri, dei più poveri, per liberarsi dal peso delle sue sicurezze. Il ragazzo non si aspetta di essere coinvolto così profondamente, chiede solo un saggio consiglio, non di mettere in gioco tutto se stesso. E la tristezza lo avvolge, cala sul suo volto, se ne va.
Qui siamo tentati di giudicare. Al posto di Gesù, noi saremmo delusi. Invece, quello triste è il giovane, non il Signore. Il suo sguardo amoroso non si ritira da lui, continua a seguirlo, magari con la speranza che ci ripensi e torni indietro. In fondo, è capitato altre volte: con uno dei dieci lebbrosi purificati, con il figlio che non vuole andare a lavorare nei campi e ci ripensa, con Pietro pentito dopo il rinnegamento. C’è sempre un’altra possibilità che il Signore ci offre. Nulla è mai del tutto perduto per lui.
Subito dopo, l’evangelista Marco introduce la scena del dialogo con i discepoli, impressionati da quanto è successo col giovane. Gesù fissa lo sguardo anche su di loro, su quelli che hanno lasciato fare a Dio, cui tutto è possibile. Alla propria casa, ai propri campi, ai propri parenti si aggiungeranno altre case, altri campi, altri fratelli e sorelle. La famiglia si allarga, ciò che sembra perduto viene ritrovato, anzi moltiplicato, nella nuova condizione del discepolato.
Con Gesù, si diventa ricchi quando si mette un po’ da parte se stessi, quando il cammello dell’io si sgonfia, e riesce a passare per la porta stretta del Vangelo della condivisione, del dono, della gratuità. Certo, non sarà facile, ma qui è in gioco la fiducia, anzi la fede nel Signore al quale niente è impossibile.
Facciamo, dunque, attenzione a non fermarci di fronte alle storie evangeliche interrotte. Come non sappiamo se il fratello maggiore del figliol prodigo è entrato in casa dopo l’insistenza del padre, così non sappiamo se il giovane ricco ci ha ripensato. L’incontro con Gesù non è mai inutile e senza effetto. E questa è la speranza che vale per noi e per tutti.
Don Maurizio
