Lo scontro verbale tra Gesù e i farisei e gli scribi, sulla tradizione levitica – che dapprima riguardava i sacerdoti, e poi viene estesa a tutto il popolo –, rivela una profonda distanza tra il Vangelo e la legge e il culto d’Israele. Le espressioni di Gesù risuonano con forza: «Tralasciando il comandamento di Dio, voi vi attaccate alla tradizione degli uomini! Annullate bellamente il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione!».
Siamo di fronte a due modi sostanzialmente opposti di guardare a Dio e all’uomo. Nei confronti di Dio, le autorità religiose ebraiche credono di ottenere gradimento mediante l’osservanza di pratiche cultuali, come lavaggi di mani, cibi, calici, stoviglie, piatti di rame e divani. Per Gesù, conta il cuore aperto alla misericordia del Signore, che vede in profondità la persona, con i suoi limiti e i suoi desideri di bene.
Mentre i farisei immaginano Dio, e se lo rappresentano come un legislatore, burocrate e controllore della precisione di gesti esteriori, Gesù sposta l’attenzione sullo sguardo di Dio nei confronti delle persone. I primi partono da se stessi, costruiscono un Dio vigilante, la cui attenzione è rivolta alla forma, Gesù rivela il volto di un Padre che ascolta più il cuore delle labbra.
Cosa significa tutto questo per noi oggi? Molte persone hanno ricevuto una formazione religiosa piuttosto simile a quella familiare, dove giustamente si apprendono – o almeno si imparavano nel passato – buone regole igieniche, educative, di comportamento, che poco hanno a che fare con la cosiddetta “volontà di Dio”. Sono norme umane, utili per la buona educazione, ma nulla di così alto da provenire dal cielo.
Gesù fa fatica a spostare l’accento dai precetti umani a quelli divini; incontra resistenza, probabilmente perché è l’ordine sociale e religioso che interessa ai capi del popolo, preoccupati di controllare la vita dei fedeli. Ma al Padre del cielo non importa tutto questo: egli guarda a ciò esce dal cuore; Dio non vede l’uomo come l’uomo immagina Dio.
Gesù è venuto proprio a rovesciare la prospettiva: dato che non possiamo immaginare Dio, e soprattutto non è lecito crearlo a nostra immagine, ecco che lui ne svela il volto amoroso e compassionevole, insieme a quello esigente ed impegnativo, che domanda sincerità di cuore, coscienza limpida e coraggiosa.
Chiediamo al Signore che ci liberi dal sentirci a posto con lui e con gli altri quando osserviamo le regole, magari attenendoci al minimo, a ciò che costa meno. Gesù ci chiede di fare un passo in avanti, non solo di “non” fare il male, ma di fare il bene, senza trattenere nulla per noi. Il Vangelo domanda al cuore di aprirsi, non di dosarsi; chiede alla coscienza di amare senza riserve. Se non accogliamo questa spinta propulsiva della vera rivoluzione d’amore, rimarremo prigionieri dell’idea di un Dio creato da noi.
Don Maurizio
