L’immagine della vigna, già cara alla memoria profetica del popolo d’Israele, riceve una nuova ed inedita luce nelle parole di Gesù. Lui è la vite, i credenti sono i tralci, e il Padre è colui che se ne prende cura, come fa l’agricoltore. Sono parole rivolte direttamente a noi, perché ci rendiamo conto dell’intimo legame che il Signore stabilisce con i suoi amici. Il rapporto con ciascuno di noi viene da lui, dalla sua iniziativa: i tralci ricevono la linfa dalla vite. Questo è il primato della grazia: non siamo noi ad aver scelto lui, ma è il Signore che ci ha fatto dono della sua presenza, della fede.
Alla luce di questa certezza, il discepolo si fa attento alle parole di Gesù, per rimanere attaccato alla sorgente, pena il rischio di inaridirsi nel cuore, di perdere vitalità. Egli fa un’affermazione forte, che non saremmo disposti ad ascoltare da nessun altro: «se non dimorate in me non potete far nulla». Invece di pretendere una dipendenza oppressiva, Gesù offre la certezza di saperci tenere stretti a sé. Questa garanzia ci permetterà di ritrovare sempre la strada – lui è la Via – soprattutto nei momenti in cui ci sentiremo smarriti, disorientati, in balìa di noi stessi o degli altri.
Ci sono legami che vincolano, riducendo la libertà, e un altro che protegge e cura lasciandoci veramente liberi: il Signore oggi ci parla proprio di questo. I tralci uniti alla vite, che vengono potati, porteranno frutto. Non ognuno per conto suo, ma tutti insieme: i grappoli d’uva diventeranno vino solo una volta raccolti e messi insieme. Emerge così il doppio rapporto che il Signore stabilisce con ciascuno di noi e tra noi: la fede personale e la relazione con gli altri, con la comunità dei credenti, la Chiesa.
San Giovanni, nella seconda lettura di oggi, ha chiarito bene il desiderio del Signore: «Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato».
Non ci resta dunque che custodire le parole di Gesù, per rimanere in lui e portare frutti di carità in mezzo alle persone con cui viviamo, a quelle che incontriamo, specialmente le più deboli e fragili, perché lì il Signore è presente.
Don Maurizio
