L’esperienza di Gesù nel deserto, per quaranta giorni, è raccontata dall’evangelista Marco in modo estremamente conciso. Egli si limita a dire che fu lo Spirito a spingerlo là, dove Gesù decise di restare, tentato da Satana, in compagnia di bestie selvatiche e di angeli. Un quadro essenziale, ma significativo dell’esperienza che noi tutti possiamo intuire, nel momento in cui, raccolti in preghiera o intenzionati al bene, incontriamo forze opposte, interiori ed esterne.
Gesù comincia la sua vita pubblica con questa particolare oscillazione: dal battesimo sul fiume Giordano, in mezzo alla gente, consacrato dallo Spirito, al deserto della solitudine e della prova, per poi annunciare il regno di Dio e la conversione sulle rive del lago. Egli si fa pendolare tra acqua e deserto, tra fecondità e aridità: impara così com’è la vita degli uomini e delle donne, dove è venuto a piantare la sua tenda.
Noi tutti conosciamo l’alternanza tra mondo interiore e socialità, dove percepiamo l’impulso che viene dallo Spirito di Dio, e incontriamo ostacoli e avversità. La quaresima è il tempo propizio per abitare consapevolmente la tensione vitale in cui siamo immersi: vediamo il bene, cerchiamo il volto di Dio, e siamo sottoposti a prove.
Gesù ci indica la strada: non siamo mai da soli, specialmente in mezzo alle difficoltà. Lo Spirito non ci abbandona di fronte al Maligno, che tenta di sussurrare parole contro di noi, contro gli altri, contro il Signore. Le bestie selvatiche dell’egoismo, dell’io prima di tutto e di tutti, devono fare i conti con gli angeli buoni che ci guardano le spalle, dove non vediamo.
Guardando a questa scena, potremmo avere l’impressione di essere terreno di scontro tra forze avverse, come se la nostra volontà venisse tirata da una parte e dall’altra. In realtà, Gesù ci rivela il cammino della libertà, su cui si avanza lentamente. Senza lo spazio interiore della preghiera, con tutte le distrazioni che cercano di invaderlo, senza il coraggio di alzare lo sguardo da sé al Signore, senza la fiducia che il bene vince sul male non si trova la strada.
Cominciamo a fidarci della Via, che è il Signore Gesù, e che la Chiesa ci propone di seguire con tre precisi indicatori: l’orazione più intensa, il digiuno dall’io ad ogni costo, la carità verso i più poveri. Il deserto fiorirà, il Male perderà vigore, le bestie selvatiche non potranno nulla, e gli angeli che incontreremo sulla nostra strada saranno le persone buone, silenziose, capaci di prendersi cura di noi. Non dimentichiamo mai che nel mondo c’è molto più bene di quello che sembra. La quaresima finisce con la Pasqua, verso la quale siamo diretti, dove lo Spirito ci spinge con forza, contro ogni resistenza umana.
Don Maurizio
