Un incontro che non sarebbe mai stato possibile, secondo la legge di Mosè, avviene tra il lebbroso e Gesù. Dalle labbra sigillate di un escluso da Dio e scartato dagli uomini – che avrebbero solo dovuto gridare “immondo”, per allontanare gli altri, i sani – esce la timida e coraggiosa invocazione, piena di fiducia: “se vuoi, puoi purificarmi”.
Con quattro verbi, l’evangelista descrive la risposta di Gesù: «sentendosi commosso nelle viscere, stesa la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!”». Dall’intimo del Signore, dal suo cuore esce il sobbalzo, si muove la mano, arriva il contatto. La carne putrefatta è risanata, il prossimo a morire da solo nasce a nuova vita. C’è ancora una possibilità. Il dolore fisico, la solitudine interiore, l’esclusione sociale, il giudizio religioso scompaiono in un istante.
Il gesto di Gesù, una volta per quest’uomo, vale per tutti noi, ammalati nel corpo e nello spirito. Si affaccia così il mondo nuovo dell’accoglienza senza paura, senza condizioni; del contatto che riammette nella vita sociale.
Il lebbroso purificato disobbedisce a Gesù. Invece di non dire nulla a nessuno e di mostrarsi al sacerdote, per onorare la legge, va in giro, grida a tutti la sua gioia.
La testimonianza per loro, per i capi religiosi, conta meno. Gesù sarà costretto a evitare la città, ma tutti andranno a cercarlo nei luoghi solitari. Potremmo giudicare ancora una volta questa disobbedienza. Ma la purificazione ormai è avvenuta. La vita riprende così, nella incontenibile voglia di essere normale, dopo una vita segnata dallo stigma della malattia collegata al peccato.
Il Signore, che purifica, consiglia, ma lascia andare. Il rischio della libertà espone il lebbroso guarito, espone Gesù. Nulla è stato calcolato, niente va come ci si aspetta. Ma è proprio quello che l’azione di Dio mette in moto: il suo dono è gratuito. Quello che conta davvero è aver incontrato colui che, per amore, vuole il tuo bene. Toccherà a te riprendere la strada, e assumerti la responsabilità di fare agli altri ciò che è stato fatto a te: commuoverti, stendere la mano, toccare e dire: lo voglio, riprendi vita, insieme agli altri, come puoi, come vuoi, per amore.
Don Maurizio
