«E fu sera e fu mattina». Così, all’alba della creazione, viene immaginato dall’autore biblico del Genesi l’inizio del mondo, che esce dalla voce di Dio. L’evangelista Marco evoca questa immagine, raccontando la giornata di Gesù, cominciando dalla sera fino al mattino. Con la singolare guarigione da una semplice febbre, la suocera di Simone riprende forza, per poi mettersi a servire Gesù e i suoi amici.
Non è certamente un miracolo eclatante al centro di questo episodio, quanto il gesto di quotidiana tenerezza con cui Gesù accosta le persone che incontra. «Ed egli, avvicinatosi, la fece alzare afferrandole la mano: la febbre la lasciò, e prese a servirli». Farsi prossimo, mettere la propria mano in quella della donna, per tirarla su dal letto del dolore: questo è il modo col quale Gesù mostra il volto di Dio. L’essere accanto, il contatto, tenere la mano nella mano dicono attenzione, cura, sollievo molto più delle parole.
Il brano evangelico prosegue raccontando gesti. Dopo il tramonto del sole, malati e indemoniati assediano Gesù. Scende la notte, è il dolore del mondo che si accalca vicino al Signore, lo supplica, invoca una tregua. E Gesù «curò molti che stavano male per varie malattie e scacciò molti demoni». Intorno a lui ci sono tutti, ma lui ne guarisce molti. Conta il segno di alcuni, perché la speranza animi il cuore degli altri.
Il mondo è pieno di sofferenza: Gesù lo sa bene, ma non è venuto solo per la gente che ha avuto la grazia di incontrarlo. Per raggiungere l’universo umano, egli passa da un’altra strada: sale più in alto, dove abita il Padre. «E al mattino, ancora a notte fonda, alzatosi, uscì e andò in un luogo solitario e là pregava». Egli ha ricevuto nelle sue mani tutto dal Padre, ma non ne dispone da solo: ha bisogno di colui che lo ha mandato, perciò prega, e a lui si affida.
La giornata prosegue, il cammino prende ancora un’altra direzione: «Andiamocene altrove, verso i villaggi vicini, perché io proclami l’annuncio anche là». A Gesù interessa lasciare segni lungo il sentiero, non deve né può risolvere ogni cosa. La sua missione è quella di annunciare che il regno è qui, ma non ancora compiuto. La storia resta aperta nell’attesa di un destino di salvezza, con le tracce dolorose dalle quali è segnata.
Tre, dunque, sono le cose che contano per il Signore: sollevare, pregare, annunciare. Con la prima, ci insegna che occorre farsi prossimo, con gesti di cura e di tenerezza. Poi, è necessario pregare, e rivolgersi al Padre, invocando il suo infinito amore per tutti i suoi figli. Infine, annunciare che il futuro – soprattutto di ogni pena – è carico di speranza: niente andrà perduto; la mano che solleva è quella di Dio, che vuol prenderci con sé nell’eternità beata.
Se c’è dolore nel mondo, forse è anche perché chi ha cuore buono e mani forti possa rialzare i più deboli e sofferenti. In fondo, Gesù ci ha insegnato che è possibile, anzi necessario. Sebbene ciò resti sempre e solo un segno. Il resto lo affidiamo al Signore della vita.
Don Maurizio
