«Venite e vedrete»

La chiamata dei primi discepoli di Gesù, il quarto vangelo la racconta in modo diverso dai sinottici. Andrea e un altro sono seguaci di Giovanni Battista: è lui che indica loro “l’Agnello di Dio”. Essi sono incuriositi, gli vanno dietro, cercano di sapere chi è. Anche per noi, a volte, la fede nasce da un impulso esterno: qualcuno ci racconta una storia, ci suggerisce di guardare in una direzione nuova, diversa.

I due giovani si fidano, si muovono, fanno i primi passi incerti. Poi Gesù pone loro una domanda: «Cosa cercate», non “chi cercate”. Parte da loro, in modo generico, come se non si trattasse di lui, ma di qualcosa che appartiene a loro, al bisogno di conoscere, di sapere. In fondo, hanno seguito un maestro – Giovanni – e non sanno ancora che hanno incontrato il Maestro, il Signore. Per uscire dall’imbarazzo, Andrea e l’altro discepolo chiedono a Gesù dove abita, manifestando un interesse più diretto.

La svolta avviene nel momento in cui Gesù risponde: «Venite e vedrete». Questo è il segno dell’accoglienza. Non li informa, non dà loro un appuntamento alla sua scuola. Li invita a stare con lui, e loro rimangono «presso di lui» per il resto del giorno. Comincia così l’esperienza di fede, con lo stare e il rimanere con Gesù.

Come i genitori non imparano a crescere i figli leggendo i libri sull’educazione, ma accompagnandoli, correggendoli e amandoli; come un allenatore non spiega la teoria ai suoi atleti, ma li fa allenare, così il Maestro Gesù non insegna una dottrina, ma chiama i suoi discepoli a fare un’esperienza insieme ad altri.

La vita cristiana comincia con la disponibilità a stabilire nuove relazioni, a coinvolgersi personalmente, imparando uno stile diverso attraverso lo sguardo, la percezione, l’imitazione. Andrea incontra suo fratello Simone e gli racconta del suo incontro con Gesù, e lo porta da lui. Non si tratta della scoperta di un’idea, ma di una persona che lo ha entusiasmato, per breve che sia stato l’incontro, al punto da fargli esclamare: «Abbiamo trovato il Messia!». Andrea neppure immagina cosa significa, eppure ha percepito la verità di Gesù, ma la imparerà, insieme con altri, lungo il cammino della sequela.

Il racconto di questo invito a diventare amici di Gesù ci insegna che il credente non va alla ricerca di una teoria da applicare, di una dottrina cui obbedire, ma di una persona che ti ama e ti insegna ad amare con la sua vita. I discepoli di Gesù lo hanno ascoltato a lungo, si sono lasciati imprimere nella memoria le sue parole – perciò le hanno custodite e ce le hanno trasmesse –, ma ciò che hanno sperimentato di lui e tra loro è stato molto di più. La stessa cosa avviene per noi, nel tempo della Chiesa: siamo chiamati a stare e a rimanere col Signore insieme gli altri, senza ridurre il Vangelo a teoria, per diventare corpo vivente che cresce nell’amore verso tutti.

Don Maurizio

II Domenica T.O. – Vangelo e omelia (14 gennaio)

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