Il vangelo di Marco, che ci guiderà in questo anno liturgico, inizia con Gesù che viene battezzato da Giovanni nel fiume Giordano. Bastano poche parole per presentare colui che viene da Nazaret, dopo trent’anni di vita nascosta, nei quali egli si è preparato alla sua missione.
I cieli si aprono sopra Gesù, scende lo Spirito su di lui, il Padre fa udire la propria voce. Una scena teofanica, che svela il triplice volto di Dio, con la una semplicità che faremo fatica a custodire, quando saremo presi dal voler capire il mistero divino.
Gesù è figlio d’Israele e Figlio del Padre, che si presenta al suo popolo con l’umiltà che lo fa sembrare in tutto come gli altri, i peccatori che accolgono l’invito alla conversione del Battista. Eppure, egli viene ad immergersi nelle acque per purificarci, condividendo il cammino dei suoi conterranei.
In questo modo, Gesù è il Dio tra noi, il Figlio amato del Padre, consacrato dallo Spirito, che è venuto per donarci la vita, la sua, che è quella di Dio. In questa scena, comincia a prendere forma la modalità con cui il Signore ha scelto di stare con noi, di accompagnarci lungo il cammino della vita: l’umiltà, quella che ha imparato da Maria e Giuseppe, e adesso segna il suo vivere quotidiano.
Gesù non si presenta come il re, adorato da i magi, né esibirà le sue prerogative divine di fronte al tentatore nel deserto. Non avrà bisogno di sottomettere tutti al suo potere celeste, né di sconfiggere i nemici. Egli è venuto per farci compagnia, per stare con noi, accanto ai più deboli e ai peccatori, per attrarre nel vortice dell’amore che guarisce, perdona e salva.
La festa di oggi ci ricorda il nostro battesimo, quando siamo stati chiamati dal Signore col nome scelto dai nostri genitori. Anche a ciascuno di noi è stata rivolta questa parola, che Gesù avrà sentito ripetersi mille volte da Maria e Giuseppe: «Sei tu il mio Figlio, l’amato».
Siamo figli amati, il Signore si compiace di vedere nel nostro volto i tratti del suo Figlio, ad immagine del quale ci ha creati. Prendere coscienza di questa identità è il compito della nostra vita: dobbiamo scoprire quale grande amore ci ha voluti, così come siamo, con le nostre caratteristiche, debolezze comprese.
Il Signore ha intessuto ciascuno di noi nel grembo di nostra madre tenendo di fronte il volto di Gesù, il suo Figlio unico; ha coniato i tratti del cuore, della mente e della carne umana in modo che fossimo capaci, con il dono della fede, di riconoscerlo come Padre, e di ricevere il suo Spirito, per diventare figli nel Figlio.
Ringraziamo il Signore per il dono della vita, della sua vita ricevuta nel battesimo, e impariamo l’umiltà dal suo ingresso nell’esistenza umana. Egli non è venuto per i giusti, ma per i peccatori, e ogni nostra debolezza e fragilità la comprende, perché ne ha fatto il luogo della sua salvezza.
Don Maurizio
