L’adorazione dei magi è la scena cara a molti pittori, che hanno rappresentato il contrasto tra l’umiltà del bambino con sua madre e i sapienti venuti dall’Oriente ad offrire doni preziosi. Il quadro completa l’altra scena, quella del presepe, dove i pastori erano venuti ad adorare Gesù appena nato. Conterranei e stranieri sono attratti da questo piccolo avvolto nel mistero di Dio, tenuto in braccio da Maria, indicato dagli angeli agli uni, e dalla stella agli altri. A ciascuno, qualunque sia la sua condizione e distanza, è offerto un segno; dovunque ti trovi, lì il Signore viene a cercarti, per metterti in cammino verso di lui.
Nel tempo di Natale, la liturgia ci propone diversi itinerari alla scoperta della novità annunciata dai profeti, ma che, di fatto, è sorprendente: i pastori e i magi non troveranno altri che un bambino con i suoi genitori. Come si fa, dunque, a riconoscere la presenza di Dio in un evento così naturale e comune? Forse è proprio questa la via che il Signore ha scelto anche per noi, per l’umanità di ogni tempo: la nascita, il venire al mondo da altrove di una creatura sconosciuta, fragile, bisognosa di cura e di amore.
La creazione del mondo continua in questo modo, semplice e straordinario: per venire alla luce, ogni creatura passa dal cuore, dalla mente e dalla carne umana. La Natività del Signore affianca quella di ogni bambino che nasce, e domanda quella meraviglia che brilla negli occhi di ogni genitore. Dio ha deciso di fare la stessa strada degli umani, perché impariamo a riconoscere che tutti siamo figli, in attesa di braccia accoglienti e di sguardi amorosi. La vita nascente è così preziosa da meritare premura, rispetto, protezione.
«Siamo venuti per prostrarci davanti a Lui», dicono i magi a Erode, dopo aver seguito quel segno luminoso nel cielo, che li ha portati lontano dalla loro terra, in cerca di un re. I loro doni, però, significano qualcosa in più dell’omaggio regale: non solo l’oro per il sovrano, né solo l’incenso per il divino immortale, ma anche la mirra, per l’uomo che sarà deposto dalla croce.
S’intreccia così l’annuncio del destino doloroso e glorioso di Gesù Signore, il bambino adorato, che crescerà in età, sapienza e grazia, nella terra in cui ha scelto di mettere la tenda. Là dove, oggi, continua a scorrere il sangue innocente di tanti bambini strappati dalle braccia delle madri, per mano di potenti senza alcuna pietà.
Preghiamo, dunque, il Signore di insegnarci ad adorare il mistero della sua presenza dov’è nascosta e umiliata, perché solo quando i potenti avranno imparato a non offendere i più piccoli e i più deboli, l’umanità troverà la via della pace.
Don Maurizio
