Le due nascite

Il giorno dopo il bianco Natale si tinge di rosso, col sangue del primo martire: dal latte di Maria al sangue di Stefano. Sono due modi diversi di nascere. Alla Natività del Signore sulla terra segue il dies natalis al cielo del suo primo testimone.

Noi tutti siamo inclusi tra queste due nascite: la prima nel mondo, la seconda in cielo. In mezzo c’è l’esistenza umana, la crescita, la maturazione, il processo che ci spinge verso la pienezza. Eppure a noi non sembra così, presi come siamo dal timore di perdere qualcosa, invece di andare verso un compimento.

La liturgia di santo Stefano ci propone di allungare lo sguardo proprio verso il destino ultimo dei discepoli del Signore. Le parole di Stefano sono piene di luce e di consolazione:  «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo in piedi alla destra di Dio». Egli crede, percepisce, vede. I suoi occhi sono rivolti in alto, mentre i suoi assassini stanno per lapidarlo.

Le parole che il libro degli Atti degli Apostoli ci conservano sono ancora più eloquenti: «Signore Gesù, accogli il mio spirito», e infine: «Signore, non imputare loro questo peccato». Stefano ha davvero imparato dalla Passione di Gesù; è una grazia ricevuta, non vengono da lui, egli ripete. Il ricordo di quello che il vangelo ci tramanda dalle labbra di Gesù trova eco nel cuore di Stefano: «non siete infatti voi che parlate, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».

Cosa impariamo da questa festa? Noi la chiamiamo così, ma in realtà è un dramma. Che c’è un modo di dare senso a quelle che ai nostri occhi sono perdite, sconfitte, distruzioni. L’amore di Stefano per il suo Signore gli ha permesso di trasformare interiormente la cattura in offerta. La sua vita ricevuta è fatta per essere donata, spesa, consegnata.

Alla prima nascita, gratuita, segue la seconda, consapevole, scelta, decisa. Nel tratto intermedio, che è la vita, tocca a noi invertire la tendenza al possesso in dono. Questa è la sfida di Casa Ilaria, è la scommessa che accettiamo di sostenere: cambiare lo sguardo, dall’egoismo alla solidarietà, dal prendere al dare, dall’avere al condividere.

Preghiamo santo Stefano che ci aiuti a fare come Sr Ilaria, ad accettare tutto, fidandoci che niente va perduto di ciò che abbiamo speso per amore del Signore e dei fratelli e delle sorelle più deboli. Ci saranno momenti di buio, di tristezza e di sconforto, ma non saranno l’ultima parola. Ce ne sarà sempre un’altra: «chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».

Preghiamo di poter accogliere il dono della perseveranza, di mantenere saldo il nostro cuore, attaccati al bene, contro ogni resistenza che sorge da dentro e da fuori di noi.

Don Maurizio

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