Il discorso con cui oggi Gesù si rivolge alle folle e ai discepoli comincia con una apparente contraddizione. Più volte egli ha messo in guardia dall’insegnamento legalistico di scribi e farisei – «cieche guide di ciechi» – ma adesso sembra che si debba dare loro ascolto, quali autorevoli interpreti della legge di Mosè. In realtà, egli pone l’accento sull’incoerenza tra ciò che dicono e poi non fanno, perché mettono pesi sulle spalle degli altri, ma non li muovono nemmeno con un dito.
Questo inizio polemico serve a Gesù per indicare ai discepoli e alla gente la differenza che esiste tra le parole e i fatti, tra l’ideale e il reale. Si può insegnare la via del bene senza percorrerla: questa si chiama ipocrisia, che equivale a sostenere una parte in una recita teatrale. È un discorso che mette tutti in discussione: ci pone di fronte a ciò che abbiamo davvero nel cuore e il nostro agire.
Non capita forse anche a ciascuno di noi di cedere alla tentazione di trasformare il proprio legittimo bisogno di riconoscimento in amore per il potere? Questo è ciò che Gesù biasima: «tutte le loro azioni le fanno per attirare gli sguardi degli altri», come pure farsi chiamare rabbi, padre e guida. Non è raro predicare bene e razzolare male, ma è proprio questa distanza che il Signore vuole accorciare. Egli però non chiede lo sforzo solo umano della volontà: ci domanda di riconoscere il proprio limite, che è già principio di coerenza.
Da dove nasce la distanza tra il desiderio del bene e il comportamento opposto? San Paolo risponderebbe: «In effetti, non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio, questo faccio» (Rm 7,19). Questa è la lotta interiore di chi riconosce la propria debolezza e si affida alla grazia dell’unico maestro, padre e guida che è il Signore.
La via che Gesù indica – per la quale ci potremo riconoscere come fratelli – è il servizio umile e generoso, che vede il più grande chinarsi sul più piccolo. Come ha ricordato papa Francesco alla giornata mondiale della gioventù a Lisbona: «l’unica volta in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a rialzarsi».
Don Maurizio
