Beati quelli che…

Le otto beatitudini del vangelo di Matteo dipingono la scena della vita, con le sue tristezze e le sue speranze. Gesù vede tutti quelli che soffrono, e coloro che si prendono cura degli altri. Non siamo, dunque, di fronte all’illusione del mondo ideale, al sogno irrealizzabile con le capacità umane, ma allo sguardo di Dio che fa nuove tutte le cose, a cominciare da qui, dal presente tormentato che viviamo.

Siamo invitati a dare concretezza ad ogni condizione che il Signore descrive, per non rimanere spettatori del mondo che ci è affidato, dei fratelli e delle sorelle che incontriamo ogni giorno. Ciò che Gesù promette per il futuro, domanda la nostra collaborazione nel presente: il suo dono è per noi un compito.

I poveri in spirito, ai quali è promesso il regno dei cieli, siamo noi, quando riconosciamo che senza la grazia di Dio non possiamo far nulla di buono, e scegliamo la via dell’umiltà invece che della prepotenza.

Quelli che vivono il lutto, e hanno le lacrime agli occhi, saranno consolati dal Signore, ma adesso hanno bisogno di chi si fa loro prossimo, e li prende per mano, nel suo nome.

I mansueti, che hanno il dono della pazienza e della mitezza d’animo, non sono beati perché ogni cosa gli scivola addosso, ma perché si fanno carico delle inquietudini altrui, con premura ed empatia.

Chi ha fame e sete di giustizia, e lotta per i propri diritti, sa vedere oltre se stesso; non difende solo i propri interessi, anzi, parte proprio dal riconoscere chi è più debole e vulnerabile, senza alcuna protezione.

I misericordiosi sono tali perché riconoscono di essere stati perdonati, quindi restituiscono semplicemente il perdono ricevuto, anche a chi non glielo chiede.

I puri di cuore non sono gli ingenui, che non si rendono conto della vita com’è, e vivono in un altro mondo; sanno invece evitare la tentazione di giudicare maliziosamente gli altri, alla ricerca di quel bene nascosto nel cuore di ognuno.

Gli operatori di pace – oggi quanto mai indispensabili – sono quelli che hanno a cuore le vittime, i più fragili e feriti, e domandano al più forte di rinunciare alla sopraffazione, senza sottrarsi alla denuncia, alla mediazione e alla preghiera.

Da coloro che sono perseguitati a motivo della giustizia – e sono sempre troppi, nel mondo – sale alto il grido del rispetto del diritto, e del diritto al rispetto della dignità umana, che non viene meno neppure nel peggior criminale.

Gli insultati e i perseguitati a causa della fede in Gesù, infine, sono i testimoni del Vangelo del perdono, perché si sottraggono alla risposta violenta nei confronti di chi li offende.

A ben vedere, il mondo è pieno di queste persone che lottano con amore, senza fare alcun male. A tutti costoro – e speriamo di esserci anche noi – il Signore promette la gioia e la felicità eterne, perché è lui stesso a farcene dono, chiedendoci umiltà e fiducia.

La solennità di Tutti i Santi ci invita rivolgere lo sguardo e la preghiera a quella moltitudine immensa di fratelli e sorelle che, dal Paradiso, ci sostiene lungo le strade impervie della vita. Sicuramente, qualcuno di loro lo abbiamo incontrato: siamo certi che si ricorderà di noi, specialmente nell’ora della prova.

 Don Maurizio

Tutti i Santi – Vangelo e omelia (1 novembre)

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