«Donna, grande è la tua fede!»

Supplica, umiltà e fede. Questi sono i tre movimenti del cuore della donna cananea (siro-fenicia, non ebrea), che si avvicina a Gesù gridando, perché liberi sua figlia da un demonio. Il racconto mette in evidenza l’ardire di questa madre che, senza alcun diritto di nascita – non è una delle pecore perdute della casa d’Israele cui Gesù è stato inviato – supplica il Signore, che sembra voler prendere distanza, anche con una espressione forte: il pane è per i figli, non per i cani.

La donna non si scoraggia: si tratta di sua figlia, per lei è disposta anche all’umiliazione di essere considerata un cagnolino, che si accontenta solo di «un po’ delle briciole che cadono dalla tavola».

Di fronte a questa pronta reazione, acuta e sorprendente, Gesù compie – a distanza, come nel caso del servo del centurione, anch’egli non ebreo – il segno di guarigione: «Donna, grande è la tua fede! Ti avvenga come vuoi».

Alla fede umile della donna, Gesù risponde con la potenza umile di Dio. Non le dice: “la mia forza libera tua figlia”, ma: «la tua fede è grande».

Da questo racconto impariamo almeno tre cose. Prima: solo quando ci sta a cuore qualcuno che amiamo, la preghiera sgorga con forza, diventa invocazione insistente, supplica persino disperata. Il Signore non risponde subito e nel modo che ci aspettiamo, ma sicuramente ci ascolta. Pregare apre il nostro cuore a quello di Dio, che sempre è disposto al nostro bene, e ci rende pronti ad accogliere la sua presenza consolante, anche se non necessariamente risolutiva del nostro problema.

Seconda: la fede della madre cananea mostra il felice intreccio tra affidamento e umiltà, che la rende pronta a qualunque cosa Gesù disponga. Il bisogno insegna a pregare, senza pretendere, ma semplicemente invocando.

Terza: i discepoli imparano da Gesù la flessibilità e l’apertura verso tutti. Essi sono parte del popolo d’Israele, sentono che Gesù è inviato a loro, non agli altri; infatti, chiedono di esaudire la donna solo per mandarla via. Ma Gesù sorprende anche loro: dovranno ricordare che la salvezza è dono offerto a tutti, e non c’è diritto di nascita territoriale, né etnia che goda privilegio: Dio ascolta il povero che lo invoca, sempre e ovunque.   

Don Maurizio

Rispondi

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *