La solennità di Santa Maria Assunta in cielo ci invita a sollevare il nostro sguardo in alto, dove immaginiamo la presenza di Dio. In realtà, come insegnava il catechismo antico, “Dio è in cielo, in terra e in ogni luogo”, quindi, la festa di oggi abbraccia tutta la creazione, a cominciare dalla nostra umanità che, con Gesù e Maria, è destinata alla gloria. Niente di noi andrà perduto. Maria è segno di consolazione e di questa sicura speranza: lei, che è entrata con il suo corpo nell’eternità di Dio.
La tradizione pittorica e scultorea rappresenta Maria con le braccia aperte, pronta ad accogliere l’abbraccio del Figlio, e in attesa di tutti noi, nella compagnia del cielo. Merita dunque fare un breve pensiero sulle braccia, sull’abbraccio. Il brano evangelico della liturgia ci ripropone il canto del Magnificat, dove compare la strana espressione: l’Onnipotente e Santo «è intervenuto con la forza del suo braccio». La potenza del braccio di Dio non è quella che si aspettano gli uomini, pronta ad annientare i nemici, ma quella che «ha innalzato i piccoli», tra i quali Maria si riconosce per prima: «ha posato lo sguardo sulla piccolezza della sua serva».
Guardare alle braccia aperte di Maria significa nutrire la speranza che le sue mani ci raccolgano con la stessa tenerezza che hanno abbracciato il suo Figlio, quando è nato e quando è morto. Mentre noi pensiamo con tristezza a questa umanità ferita e sconfortata da tanto non amore, Maria ci guarda con la dolcezza di chi mai dispera, come solo una madre sa fare. Perciò, ci attende fiduciosa, sicura che dov’è lei saremo anche noi.
Come scrive Italo Alighiero Chiusano:
«Ora lassù, in una luce che nessuno
concepisce se non vedendola,
non hai perso un filo della tua tenerissima,
ferma, trepida, sorridente maternità».
La verità di fede che oggi professiamo ci riempie di gioia e di responsabilità. Di gioia, perché crediamo che l’aldilà non è vuoto: c’è chi ci aspetta a braccia aperte. Di responsabilità, perché tocca a noi adesso aprire le braccia al povero, al più debole, a chi è prostrato a terra. Come ha ricordato papa Francesco alla veglia della Giornata mondiale della gioventù di Lisbona: «l’unica volta in cui è lecito guardare una persona dall’alto in basso è per aiutarla a rialzarsi».
Questa è Maria Assunta in cielo, che ci tende le braccia per sollevarci dalla polvere – non sempre di stelle – di cui siamo fatti, e perché impariamo a raccogliere chi è caduto e scoraggiato.
Don Maurizio
