Il tesoro, la perla, la rete

Il regno dei cieli è per Gesù un chiodo fisso: ne parla continuamente, sembra essere la cosa più importante, è il centro del suo annuncio. Eppure non è facile identificare cosa egli intenda. Regno di Dio, regno dei cieli sono espressioni ricorrenti, che Gesù associa a varie immagini, nella cornice del suo insegnamento in parabole.

Oggi, sono tre le figure al centro del brano evangelico: il tesoro nascosto, la perla preziosa, la rete da pesca. Per chi lavora nei campi, per chi commercia, per coloro che vivono di pesca queste sono occasioni, o meglio aspirazioni. Quando si lavora, capitano cose impreviste, sia positive sia negative. Gesù concentra la sua attenzione su quelle positive, per dire come la signoria di Dio – ovvero il suo regno, quello dei cieli – si nasconda nella terra, nel mare, nella vita di tutti i giorni.

Le parabole hanno la straordinaria capacità di aprire vari scenari, fanno pensare a molte cose diverse, ma ciò che conta è cogliere l’essenziale. A Gesù interessa far vedere la gioia inattesa che esplode nel cuore di chi ha la fortuna – diremmo noi – d’imbattersi in una occasione unica. In realtà, egli sta rappresentando ciò che avviene tra lui e chi lo incontra: il regno, la signoria di Dio è già presente, si è avvicinata nella sua persona. La domanda che suscita negli ascoltatori è: ti rendi conto di chi hai di fronte? Sai distinguere tra un predicatore itinerante, saggio come un profeta, e il Signore umile, nascosto e misericordioso che ti sta davanti?

Certo, il tesoro e la perla possono anche avere altri significati, più generici, ma qui si tratta del regno dei cieli, ovvero della sorprendente opportunità di incontrare Gesù, e quindi di diventare suoi discepoli, mettendo da parte ogni altra preoccupazione. Lui è il tesoro e la perla che vale più di tutto il resto. Ed è anche la rete che pesca tutti senza distinzione, ma che, a differenza dei pescatori che scartano subito i pesci cattivi, lascia la selezione all’ultimo discernimento di Dio – come avviene in modo analogo nella parabola del buon grano e la zizzania.

Quando leggiamo i vangeli, siamo spesso tentati di andarvi a cercare degli insegnamenti morali, con il facile rischio di ridurre Gesù ad un maestro di vita spirituale, che indica una strada da percorrere, seguendo il suo buon esempio. Ma questo non è il centro. Ciò equivale a lavorare in un campo senza trovare il tesoro, a trafficare bigiotteria, a preoccuparsi di buttare via i pesci cattivi.

Coloro che ascoltano le parabole di Gesù, e comprendono che in lui il regno è presente, invece, da scribi diventano discepoli, capaci di tirar fuori dal tesoro cose nuove e cose antiche, ovvero di discernere tra l’essenziale e ciò che non lo è. Una morale non fondata nell’incontro personale col Signore rischia sempre di spostare il centro da lui a noi, preoccupati come siamo di essere a posto con le regole più che di accogliere il dono del suo amore immeritato, gratuito e senza condizioni.

Don Maurizio

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