Il lungo racconto del vangelo di Matteo ha un obiettivo chiaro: far riflettere gli ascoltatori sulla propria situazione nei confronti della Parola di Dio, che poi è la parola che Gesù rivolge loro. La cosiddetta parabola del seminatore, in realtà, si concentra più sul seme e sul terreno che lo riceve.
Tra la prima parte, dove viene descritta la semina, e la seconda, in cui Gesù spiega il senso della parabola, vi è un intermezzo sul significato delle parabole in generale, e la chiusura o apertura che trovano in chi ascolta. Sembra che gran parte della gente guardi ma non veda, ascolti ma non comprenda. Ai discepoli, invece, è data la possibilità di capire, dal momento che si affidano al Maestro.
All’interno di questo quadro, a Gesù interessa porre una domanda precisa a chi lo sta a sentire: qual è il terreno del tuo cuore, tra i quattro possibili? La strada, il terreno pietroso, i rovi, la terra buona rappresentano le condizioni differenti di ricezione, ma solo l’ultima è quella che permette un frutto, anch’esso distinto tra cento, sessanta e trenta.
Gesù sembra così descrivere una situazione di fatto: c’è chi lo ascolta distrattamente, chi lo fa con entusiasmo e superficialità, chi è incostante e molla di fronte alla prima difficoltà, e chi ascolta e capisce, ovvero lo accoglie davvero ed entra nella sua sequela.
Forse capita anche a ciascuno di noi di attraversare queste diverse fasi, perciò non c’è da disperarsi: la forza della Parola ci raggiunge ovunque siamo, ma non può sostituirsi alla nostra libertà. Il primato della grazia di Dio comporta la libera e sincera disposizione umana, senza la quale resta impotente, inefficace, senza frutto.
La parabola del seme e del terreno, in effetti, contiene anche un aspetto paradossale e sorprendente. Il seminatore non sceglie subito il terreno buono, ove gettare il seme senza sprecarlo. Pare che sia lui a non calcolare bene dove vale la pena seminare. Ma questa è proprio la generosità di Dio, che ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio a tutti.
Il Signore non calcola dove vale la pena spendersi: eccede, sembra sprecare, va oltre ogni previsione umana, perché il suo amore non perde mai la speranza di trovare accoglienza e risposta. Colui che ascolta la Parola è chi crede a Gesù Signore, e a Lui si affida con tutta la propria fragilità.
Il vangelo di oggi ci invita a non ridurre mai la Parola di Dio a idee, concetti o astrazioni intellettuali, ma ad esaminare il nostro cuore, per riconoscere dove siamo di fronte al Signore, dal momento che il seminatore è Dio Padre, e il seme è Gesù stesso – chicco di grano, caduto in terra, sepolto e risuscitato.
Don Maurizio
