L’evangelista Matteo, nel brano odierno, ci consegna due momenti particolarmente preziosi ed intensi. Inizia con una preghiera ad alta voce di Gesù, che nasce dal rifiuto presuntuoso delle opere potenti da lui compiute in città come Corazín, Betsaida e Cafarnao: «Proclamo la tua lode, o Padre, signore del cielo e della terra, perché le cose che hai nascosto ai sapienti e agli intelligenti, le hai rivelate ai semplici».
Da una parte, c’è il rammarico per la resistenza incontrata, dall’altra, lo sguardo si rivolge al Padre, che non si arrende mai. Mentre i sapienti e gli intelligenti pretendono di incasellare il Vangelo nei propri schemi, e si giustificano nel prendervi distanza, ai semplici e ai piccoli sono rivelate le cose che contano. Tra queste c’è il mistero del Dio mansueto e umile di cuore che sta con tutti, che nella sua benevolenza ha scelto di manifestare il suo volto di Padre nella persona del Figlio Gesù.
Nella seconda parte del brano, il Signore si rivolge con tenerezza a chi lo ascolta. Invece di lamentarsi per l’opposizione, egli allarga la prospettiva e rilancia la propria offerta: «Venite a me, tutti voi che vi affaticate e siete carichi di pesi, e io vi farò riposare». Ciò vale sia per chi resiste orgogliosamente sia per chi è sfiduciato: due modi di rimanere ai margini, mentre il Signore si fa vicino.
I pesi che opprimono il cuore, a volte, vengono da noi stessi, altre volte sono gli altri a caricarceli, ma per tutti c’è speranza. Per farsi capire, Gesù impiega l’immagine del giogo – una trave di legno appoggiata sulla base del collo di una coppia di buoi – provando a rovesciare il senso della pesantezza. Chi accoglie il Vangelo, paradossalmente, lo sentirà come un peso soave e leggero, perché – dice Gesù – «io sono mansueto e umile di cuore, e voi troverete riposo per le vostre vite».
Con raffinata sapienza, il Signore mette in crisi un sistema religioso e culturale che tende all’oppressione. Chi guarda alla Legge di Mosè ne sente tutto il carico, come se Dio avesse bisogno dei nostri sacrifici, e magari vede nell’annuncio cristiano uno sgravio a basso costo. In realtà, chi incontra Gesù si trova di fronte all’esigenza impegnativa di un Dio mite e umile, che non impone altro obbligo che quello di amare: sempre, tutti e senza condizioni – come mostrerà la storia della sua Passione.
Altro è pensare di essere graditi a Dio per i propri sacrifici, altro è credere al suo Figlio, che viene a dare riposo alle nostre vite affaticate, perché dei nostri pesi si è fatto carico lui stesso. Imparare da Gesù significa fare come lui, che ha risposto con mitezza al rifiuto, rendendo così possibile una nuova obbedienza, libera e quindi lieve.
Don Maurizio
