L’ordine dell’amore

Alcune espressioni con cui, oggi, Gesù si rivolge ai discepoli hanno un tenore forte, persino difficile da accettare, se non incomprensibile: «Chi vuol bene al padre o alla madre, al figlio o alla figlia più che a me, non è degno di me». Sembra che vi siano alternative inconciliabili, quando è in gioco il voler bene. Veramente il Signore propone se stesso come l’assoluto che esclude ogni altro amore?

Che sia difficile mettere ordine nelle relazioni significative, ne siamo tutti ben consapevoli. Lo sa chi si sposa, quando decide di lasciare il padre e la madre, per formare una nuova famiglia, Lo sanno i coniugi, quando nascono i figli. Lo sanno tutti coloro che vivono cambiamenti importanti, e determinano scelte che segnano l’esistenza.

Il discorso di Gesù, però, non si ferma qui: «chi non mi segue, stando dietro di me, non è degno di me». Ai nostri orecchi suona strana l’insistenza sull’essere degno, come se volesse dire: per avere da Gesù attestazione di apprezzamento e di stima, occorre mettere da parte gli altri, ogni altra cosa che per noi conta. In realtà, le sue parole ruotano intorno alla pretesa umana di possedere la propria vita, di aggrapparvisi come se ne potessimo disporre appieno. L’avviso del Signore è forte: «Chi ha trovato la propria vita, la perderà».

Ecco che il prosieguo delle affermazioni lapidarie di Gesù – di stampo fortemente semitico, perciò autentiche – chiarisce il senso: accogliere gli altri e dar da bere a chi è assetato vale più del pensare solo a se stessi. L’ordine dell’amore procede dal donarsi invece di appropriarsi; questa è la caratteristica del discepolo, che ha imparato a lasciarsi tirar fuori dalla prigione dell’io, dove l’insaziabile bisogno di essere apprezzati lascia sempre delusi.

Si è adeguati al Signore solo quando l’amore circola, non resta chiuso nel cerchio delle relazioni familiari, dei vincoli di sangue, degli interessi individuali. La sorgente dell’amore, infatti, non sta in noi, ma in Lui. Naturalmente, facciamo fatica a lasciarci attrarre dal Signore: le forze centripete dell’io resistono alla gratuità, all’estroversione, alla generosità disinteressata. Ma vi è una promessa che spezza le catene: «chi ha perso la propria vita per me, la troverà», «non perderà il suo compenso».

In fin dei conti, Gesù propone la via più vantaggiosa, per noi e per gli altri. L’ordine dell’amore conosce una gerarchia circolare che, pur venendo dall’alto, parte dal basso. Lui è la fonte: a ciascuno di noi tocca lasciar fluire il torrente di bene che attraversa le relazioni, a cominciare dai più piccoli e più deboli. Perché l’amore non si merita: tutti hanno diritto ad essere amati. Anzi, più si è soli e lontani, di più amore c’è bisogno.

Don Maurizio

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