Una volta inviati i suoi discepoli ad annunciare il vangelo del regno, Gesù ripete più volte: non temete, non abbiate paura, non lasciatevi spaventare. La premessa di questa missione è chiara: «Non c’è discepolo superiore al maestro, né servo superiore al suo signore; al discepolo basta diventare come il suo maestro e al servo come il suo signore». Le difficoltà che ha incontrato Gesù le incontreranno anche loro, perché bussare alla porta del cuore significa rischiare opposizione, ostilità e rifiuto. Ma è necessario non scoraggiarsi quando si è mossi dall’amore, perché i frutti verranno, magari non si vedranno subito, ma ci saranno.
Il contesto del discorso di Gesù – con tutte le sue raccomandazioni – è l’esposizione di fronte agli altri, a coloro che vengono sorpresi da una testimonianza generosa, non calcolata, inerme, da parte di chi gratuitamente ha ricevuto e gratuitamente dona.
Questo brano evangelico ci invita a domandarci che cosa significhi per noi, cristiani di oggi, entrare in relazione con le persone lontane dalla fede. Anche perché la tentazione di ridurre la nostra esperienza religiosa ad un fatto personale e privato è sempre in agguato: potremmo convincerci che per essere cristiani sia sufficiente seguire delle regole: pregare, andare a Messa, osservare i comandamenti.
Il Signore, invece, chiama discepoli per farli testimoni: stare con Lui significa imparare un nuovo modo di vivere con gli altri, animato dal servizio e dalla gratuità. Dai rapporti che stabiliamo si potrà comprendere chi c’è dietro di noi. A Gesù interessa questo chiaro rimando a sé, che attrae e invia, tiene con sé e manda in mezzo al mondo. Egli non ha pensato ad una cerchia ristretta di eletti, chiusa nei recinti sacri del tempio, ma ad amici pronti a spendersi senza tornaconto, per amore soprattutto dei più deboli e dimenticati.
Le raccomandazioni del discorso di oggi vanno proprio in questa direzione: non abbiate paura delle resistenze, non siete voi i protagonisti, io sono con voi. I capelli contati e il valore maggiore di molti passerotti stanno ad indicare – con grande tenerezza – che Gesù si prende cura dei suoi amici. Nel momento della prova e dello scoraggiamento, siamo certi che non saremo abbandonati, Egli non ci lascerà soli, mai, neppure quando quei passerotti che non ce la fanno saremo noi: «Eppure non uno solo di loro cadrà a terra senza il Padre vostro».
Potremmo chiederci perché il Signore ha deciso di affidare la testimonianza di sé a persone così fragili, incerte e incoerenti come noi. Forse ha proprio ragione l’apostolo Paolo quando scrive: «le cose deboli del mondo ha scelto Dio per confondere le forti, quelle che non contano nulla, per annullare quelle che contano, perché nessuno si vanti davanti a Dio» (1Corinti 1,28-29).
Don Maurizio
