«In dono avete ricevuto, in dono date»

La liturgia della Parola di oggi ci invita a riprendere il cammino dietro a Gesù, che percorre città e villaggi, annunciando il regno di Dio e curando ogni infermità. L’evangelista Matteo, prima di tutto, evidenzia ciò che muove Gesù interiormente: «al vedere le folle si sentì commosso alle viscere per loro, perché erano tormentate e abbattute come pecore che non hanno pastore».

La nostra attenzione è attratta dallo sguardo del Signore sulla nostra umanità, specialmente quando è smarrita, disorientata, sconsolata. Egli percepisce i turbamenti dell’animo e i pensieri confusi, vede ciò a cui neppure noi sappiamo dare un nome, e si avvicina in silenzio, con delicatezza e rispetto. Oggi chiamiamo empatia questa capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, e di comprenderne immediatamente i processi interiori, senza delusione o rimprovero.

Può capitare anche a noi di avere questa percezione, soprattutto di fronte al dolore manifesto; più difficile è che avvenga con persone che non si conoscono, delle quali non sappiamo decifrare i moti del cuore. Ma questa è proprio l’abilità di Dio nei confronti di ognuno di noi: è la sua signoria che si avvicina, negli occhi e nei gesti di Gesù.

Da qui nasce la decisione di chiamare per nome dodici uomini, ai quali affidare una missione di cui Lui solo è garante: «Curate gli infermi, risvegliate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni». Un compito non alla portata umana, che si regge solo sulla forza invincibile dell’amore di Dio per chi versa nella difficoltà più estrema.

Il Signore comincia dal fondo, parte da chi ha più bisogno, da coloro che sono lontani e abbandonati dagli altri. Non è una scelta ideologica, politica o demagogica: nasce dalla compassione di chi conosce la fragilità, ed è venuto a condividerla per sanarla.

Gli effetti sociali del vangelo nascono sempre – quando sono autentici – da un incontro col Signore, animato dalla fede che muove alla carità. Gesù non vuol essere ridotto ad un saggio filosofo sociale, né a simpatico animatore di gruppi estivi o ad un influencer dei social media. Egli fu, e resta ancora oggi – perché risorto e vivo in mezzo al mondo –, il Dio Figlio che ha assunto la nostra reale umanità, che ama senza condizioni, si muove a compassione dei più deboli, per liberarci dal male e dalla morte.

La ragione che motiva i suoi amici, inviati tra i fratelli e le sorelle a fare come Lui e grazie a Lui, è chiara ed essenziale: «In dono avete ricevuto, in dono date».

Don Maurizio

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