Lessico spirituale per Casa Ilaria

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Domenica 17 gennaio 2021

Cercare

«Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”» (Giovanni 1,38). Cercare è il verbo di oggi. In generale, vuol dire «adoperarsi per trovare o ritrovare cosa o persona» (Treccani). Ovvero, impegnarsi per trovare qualcosa di nascosto o ritrovare ciò che si è perduto. La vita è fatta di ricerche, da mattino a sera, e non solo: i sapienti antichi amavano la notte, e di certo anche i ladri di ogni tempo. Gli artisti e i poeti attendono l’ispirazione, gli studiosi sudano sulle carte, gli scienziati cercano le formule, i medici le cure, i filosofi le idee, gli affaristi i quattrini, i senza tetto un luogo riparato dal freddo e dalla pioggia. Ognuno s’ingegna come meglio può per raggiungere uno scopo, per ottenere ciò che gli sta a cuore, e non risparmia energie. Per alcuni è un tormento, per altri un’avventura, per tutti una sfida. Ma il risultato, aldilà di ogni sforzo, appare sempre come una grazia.

Cercare sembra una scelta, in realtà è una necessità: non saremmo viventi, né tantomeno umani. Vi è un insopprimibile bisogno di vita che spinge a cercare nutrimento, amore, riposo e casa. Quando si spegne, vuol dire che siamo ammalati. In una delle sue prime udienze generali, papa Francesco diceva: «L’uomo è come un viandante che, attraversando i deserti della vita, ha sete di un’acqua viva, zampillante e fresca, capace di dissetare in profondità il suo desiderio profondo di luce, di amore, di bellezza e di pace. Tutti sentiamo questo desiderio!» (8 maggio 2013). C’è chi assapora per un istante il frutto della propria fatica, e chi non trova mai pace. A questa insopprimibile aspirazione sembra di essere condannati. In realtà, è la leva interiore che dà senso all’esistenza e ne rivela l’incompiutezza: «Un cuore che cerca sente bene che qualcosa gli manca; ma un cuore che ha perduto sa di cosa è stato privato» (Johann Wolfgang von Goethe).

Abbiamo tutti bisogno di sollevare lo sguardo, di salire come nani sulle spalle dei giganti e vedere più lontano, per cercare la verità dovunque si trovi. Nel XVI secolo, Michel de Montaigne scriveva nei suoi Saggi: «Io accolgo a braccia aperte la verità e la accarezzo ogni volta che la trovo, non importa in quali mani sia, e a lei mi arrendo con letizia» (III, 8), riconoscendo tuttavia che solo la continua ricerca rende liberi, poiché «solo i folli sono sicuri e risoluti» (I, 26). A suo modo, con lo stesso spirito libero e in cerca di verità, Francesco Guccini cantava in Cirano:

«Venite gente vuota, facciamola finita,
Voi preti che vendete a tutti un’altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti
per la mia rabbia enorme mi servono giganti».

don Maurizio

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