Lessico Spirituale per Casa Ilaria

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Vangelo di domenica 3 gennaio 2021

Figli

«Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui» (Luca 2,33). I figli stupiscono, meravigliano, cominciando da quando mamma e babbo tengono in braccio i propri bambini per la prima volta. Tutta la vita sarà una scoperta della loro novità: irriducibile, incantevole, persino soprannaturale. Un figlio è un miracolo: dono dall’alto che sorge dal basso. Viene da un altrove che non ci appartiene. L’umanità è fatta di figli più che di genitori, perché tutti siamo generati, ma non tutti abbiamo figli. Scoprire perché siamo al mondo, perché siamo fatti così, a che cosa saremo destinati è l’avventura umana. Misteriosa la libertà che crediamo ci sia data, segnati come siamo dalla determinazione dei cromosomi, scolpiti dai tratti somiglianti dell’origine, eppure vocati ad irriducibile alterità.

La vita non solo si trasmette, prima ancora la si accoglie. La scelta responsabile di generare non è separabile dalla risposta generosa ad una offerta che ci trascende. Questa è la prospettiva fondamentale in cui comprendere l’importanza della fecondità di cui i coniugi sono custodi e non proprietari. Nessun automatismo vale a giustificare quello che è sempre e comunque un dono e mai un diritto. Venire al mondo, dunque, non è mai un errore, anche quando i figli sono rifiutati, abbandonati o sono frutto di violenza. Se non vengono protetti dai genitori, è responsabilità degli altri membri della famiglia custodirli. Non è vero che i figli abbandonati non sono di nessuno: appartengono a tutti, e chi è più vicino deve farsene carico.

Da come si è amati fin dai primi istanti di vita, dalla tenerezza con cui si è protetti e incoraggiati dipenderà molto della propria futura autostima, della fiducia in sé stessi, persino della propria percezione di Dio. Il prodotto finito – o meglio, semilavorato – di cui i genitori potranno andar fieri quando il figlio si renderà finalmente indipendente e pronto a seguire la propria strada, ha una sola etichetta: la libertà. Aver fatto il possibile per rendere un figlio libero significa averlo accolto, custodito e messo in condizioni di rispondere all’amore.

Una famiglia col cuore grande sarà capace di offrire il proprio calore domestico ai più deboli e ai feriti dalla vita, a quelli che hanno la famiglia a pezzi o sono pezzi di famiglia. Come scrive papa Francesco in Amoris laetitia: «Questa famiglia allargata dovrebbe accogliere con tanto amore le ragazze madri, i bambini senza genitori, le donne sole che devono portare avanti l’educazione dei loro figli, le persone con disabilità che richiedono molto affetto e vicinanza, i giovani che lottano contro una dipendenza, le persone non sposate, quelle separate o vedove che soffrono la solitudine, gli anziani e i malati che non ricevono l’appoggio dei loro figli, fino a includere nel loro seno “persino i più disastrati nelle condotte della loro vita”» (n. 197).

don Maurizio

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